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«Questo studio si iscrive in una battaglia, pratica e teorica insieme, che Costa sta conducendo da più di un decennio per farci prendere coscienza delle nuove dimensioni estetiche della tecnologia. Per Costa l’estetica della comunicazione non è un problema puramente accademico; non è il tema di lavori destinati a finire negli scaffali delle biblioteche universitarie o in mano ai professori di estetica: ma è soprattutto un assunto che invita il pubblico ad aprirsi a una nuova percezione del mondo in cui evolviamo».

Derrick de Kerckhove, filosofo e sociologo belga, naturalizzato canadese, scrisse queste parole all’interno di una lunga recensione pubblicata in Italia de “Il sublime tecnologico” di Mario Costa, professore di estetica all’Università di Salerno.

Lo studio che ho presentato alla discussione della mia tesi, avvenuta ieri nel Conservatorio di Cagliari, prende forma proprio dalla condivisione di questa  considerazione:

la cultura accademica, resuscitata nell’illuminismo, ha lentamente lasciato che l’intelletto venisse scavalcato dal carisma di alcuni pensatori a discapito di altri, creando una prospettiva storico-musicologica distorta e carica di contraddizioni.

L’evidenza di questa congiuntura culturale è presente anche tra le righe di grandi pensatori e studiosi che si sono occupati dell’arte dei suoni.

Pur riconoscendo nei loro testi un’assoluta lucidità e la libertà di pensiero, è evidente che l’occhio accademico, affetto dalla cataratta tipica della senescenza, ha subito una perdita progressiva di trasparenza del cristallino e ha deciso di difendere con prepotenza una visione spesso offuscata e distante dal pensiero di molti brillanti protagonisti della filosofia e dell’arte.

L’intento del mio excursus tra sviste storiche e musicologiche è stato quello di mettere in evidenza i paradossi del pensiero musicale contemporaneo, nel senso greco di  παρά (altra) e δόξα (opinione), scovando i sottili motivi per cui risultano essere fallaci alcune premesse o ragionamenti apparentemente accettabili, tanto da essere diventati una banalità storiografica.

Ne è emersa una visione estetica che ha influenzato necessariamente i processi compositivi che hanno portato alla nascita di “Natura ex machina”, un lavoro acusmatico ultimato nel mese di ottobre 2012.

Nel corso dei prossimi mesi condividerò alcuni frammenti della tesi con mie ricerche musicologiche e considerazioni sull’avanguardia musicale.