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 – …sto terminando la specialistica ma continuerò a studiare composizione a indirizzo musicologico al conservatorio: c’è una nuova legge che mi consente di iscrivermi contemporaneamente in un due corsi universitari.

– Sì? Composizione, che bello… e in che altra facoltà ti sei iscritto?

– In Filosofia.

– Ah…

Oggi mi hanno insegnato che “Ah” è il monosillabo che sentirò pronunciare più spesso quando i miei interlocutori sapranno che mi sono iscritto in Scienze Umane e Filosofiche.

A dir la verità non mi sorprende affatto, studio musica dall’età di sei anni e ho ascoltato e sopportato tutte le reazioni possibili: quando ero ancora un bambino la mia funzione era quella di fare il fenomeno da baraccone nei natali con i parenti e nelle cene con gli amici dei miei genitori; da adolescente la scelta di suonare ricadde su di me e non fu più influenzata da mamma e papà, l’importante era che continuassi a studiare al liceo; da studente universitario (sì, il conservatorio è ormai da tempo nel sistema universitario) non sentivo più il peso della scelta, anzi ne andavo fiero, mentre i miei genitori e le persone intorno a me pensavano che fossi un ragazzo strano e senza futuro.

“Ah”.

“Mah”.

Dopo aver conseguito il titolo di primo livello mi sono accorto che non potevo fare a meno di occuparmi di musica e che riuscivo a sopravvivere suonando in concerti e svolgendo altri lavori in ambito musicale. Ho continuato a lavorare anche durante gli studi del biennio di specialistica.

Nel frattempo gli altri amici con carriere universitarie “tradizionali” si lamentavano della crisi occupazionale o si schiavizzavano nel settore della ristorazione.

Però la domanda che tutti continuano a pormi è sempre la stessa: “Dopo il conservatorio che cosa farai, a parte suonare?”.

Continuare a suonare e occuparmi di musica, per esempio. “Eh, certo che ci vuole coraggio”. No, non tanto, ci vuole più coraggio a circumnavigare il mondo a vela in solitario.

Il problema è che la musica è erroneamente considerata accessoria e per questo non indispensabile, soprattutto nella difficile congiuntura economica attuale.

Provate a immaginare un mondo senza suoni e senza musica, fatelo adesso! Ci state riuscendo?

Non parlo solo di intrattenimento, ma anche di mozione degli affetti, di cultura e, perché no, anche di business!

Riuscireste a comunicare? Riuscireste a sopportare l’assoluta privazione emotiva nei messaggi dei media? Riuscireste a pubblicizzare un prodotto?
Platone asseriva che un qualsiasi concetto si può comunicare con il mithos o con il logos, l’unica differenza è che con il mithos è molto più divertente e pertanto molto più efficace.

Un mondo senza musica sarebbe un racconto di fantascienza difficile da rendere credibile anche con le migliori strategie narrative di Asimov.

Quindi non trattate chi si occupa onestamente di cultura come se fosse un hobbista che vuole essere anche pagato. Abbiamo bisogno di musica e di cultura così come abbiamo bisogno di ponti, di equazioni algebriche e di dignità.

Sono stanco di sentire parlare di crisi del lavoro perché la crisi non è del lavoro, ma della cultura e della società. Il lavoro è solo un mezzo che abbiamo costruito – e concordato nella nostra Costituzione – per raggiungere il benessere sociale.

Ogni lotta e ogni rivoluzione deve essere prima culturale, poi politica e solo alla fine economica.

Il vero problema è che la parola “evoluzione” non coincide più con la parola “progresso”.

Non mi stancherò mai di raccontare la storia del capo militare di un Paese assediato dai nemici. Rivolgendosi al saggio governatore, gli chiese di chiudere i teatri e dirottare i fondi sulla difesa militare, ma il governatore rispose: “Chiudere i teatri? Ma allora che cosa stiamo difendendo? Per che cosa stiamo lottando?”.

Studio filosofia perché mio padre mi ha sempre detto: “Non è importante che cosa fai, l’importante è che fai di tutto per diventare il migliore! Le gratificazioni saranno una conseguenza naturale”.

Studio filosofia perché studiando musica ne ho capito la necessità sociale.

Studio filosofia perché sento di non poterne fare a meno e perché sono assolutamente convinto che sia un’arma enormemente più potente dei forconi.