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occupy gezi

La musica non è un linguaggio universale, questo ormai l’abbiamo capito tutti, tranne i presentatori di Sanremo.
Ciò che la musica comunica è dato dal suo contesto.

Ho suonato a Genova in un’orchestra composta da musicisti italiani, spagnoli e turchi.
Il contesto era il Mediterraneo, la forma era la musica, il concetto era la rivoluzione politica e culturale che i turchi stanno affrontando in questo momento. Per questo abbiamo dedicato molti giorni non solo alle prove per il concerto ma anche alla discussione e all’analisi della situazione in Turchia.
Molti di loro erano tra le persone riunite al Gezi Park. “Persone, non manifestanti” hanno precisato.
“Noi eravamo lì a discutere di società ancor prima che di politica, il luogo era solo un pretesto per poterlo fare con quanta più gente possibile. In pochi giorni si è creata una piccola comunità che godeva di tutti i vantaggi dei gruppi ridotti”.

Non aveva niente a che fare con la democrazia, neanche quella diretta. Non era un agorà, era qualcosa di nuovo, forse simile ai giardini epicurei, se si vuole trovare un precedente storico-filosofico. Tutto era gratis all’interno di quella piccola comunità. L’umanità e l’uguaglianza si sono sviluppate in modo naturale. Pare che ci fossero persone di tutti i tipi in quel parco, dal vagabondo alcolizzato al mussulmano praticante. Gli estremi convivevano in un equilibrio surreale.
“Ho sempre trovato gli hippie del 2013 un po’ ridicoli, eppure eravamo tutti lì a fare quelli che gli hippie avrebbero fatto e non era ridicolo, era meraviglioso e soprattutto funzionava!” ha raccontato un musicista turco.
Insomma, loro discutevano, non manifestavano, questo è l’argomento interessante. Mi sono scritto questa loro esaustiva affermazione: “Non abbiamo iniziato noi la rivoluzione, ma la polizia, attaccando i ragazzi. Non possiamo fermare noi la manifestazione, perché non stiamo manifestando. Non possiamo smettere di discutere perché siamo arrivati al nocciolo dell’argomento più interessante. Stiamo solo progettando una nuova forma di libertà.”

I suoni del porto di Instambul e di Genova sono stati elaborati e trasmessi in diretta streaming da alcuni musicisti elettronici e fusi insieme ai suoni dell’orchestra. Abbiamo utilizzato anche le registrazioni delle voci dei ragazzi del Gezi e dell’attacco della polizia in Piazza Taksim.